…ho avuto novanta opere in repertorio tutte cantate (nel 1947, appunto, studiavo anche la notte!). Pure se alcune godettero o di un’unica trasmissione radiofonica o solo della ‘Prima Assoluta’ altre furono più fortunate (come Mas’aniello, che dopo la radio cantai al San Carlo e a Catania).



Ma il personaggio, il farlo vivere e dargli una dimensione reale: questa è stata per me la cosa più importante, fin dall’epoca degli studi in Conservatorio, in una forma così intensa da essere addirittura una necessità. Vocalmente non avevo preoccupazioni, perché avevo una facilità di emissione che mi permetteva di cantare in qualunque posizione: in piedi, sdraiato, seduto…: perciò volevo portare nell’interpretazione qualcosa di veramente nuovo, arrivare alle radici stesse, alle sorgenti dell’idea musicale del personaggio.

Mi aveva colpito una frase di una lettera di Bellini, proprio là dove dice che da due giorni è chiuso in casa alla ricerca del recitativo di Norma e passa il tempo declamando: dunque era così che Bellini voleva i suoi recitativi! Perciò era necessario rispettare le indicazioni musicali anche nella recitazione, e poi cercare il punto più importante del discorso musicale ed evidenziarlo, naturalmente, come ad esempio, in Pagliacci i colpi di timpano e la frase di Canio: “Nome di Dio, quelle stesse parole…”, che è la più importante dell’opera.

È stato con Pizzetti che ho potuto riscontrare l’esattezza di queste mie teorie, e con lui mi si è aperto un orizzonte nuovo. Ma la sua musica parla da sola, e i personaggi sono scolpiti nella scrittura musicale in maniera così perfetta che mi bastava cantare esattamente come era scritto: o almeno, per me è stato così.

Anche altri autori moderni sono riusciti a scrivere in simile maniera: Salvatore Orlando col suo Arlecchino re, per esempio: nel 1952 a Bergamo fu un trionfo tale che perfino al ristorante ci fu una vera ovazione per noi esecutori. Io mi ero applicato sì a ricerche letterarie, ma in definitiva avevo cantato la musica di Orlando così com’era scritta ed il personaggio era balzato fuori vivo e vitale.

Per qualcuno (per esempio Ghedini o Petrassi) l’assenza della melodia pesa in maniera determinante, perché il personaggio non ne è supportato. In più non c’è rispetto per le possibilità dei cantanti, che soprattutto in Petrassi, sono del tutto sacrificati in tessiture per lo più estranee, o troppo alte o troppo basse.

Posso però dire di aver amato tutti i miei personaggi, di ogni compositore di ogni tempo, perché ognuno era una sfida con caratteristiche diverse.

E ho preso parte ad una quantità enorme di opere nuove per quel certo desiderio che nel futuro si potesse dire: «Il primo interprete di quest’opera è stato Annaloro». Sì, la chiami pure ambizione, ma in me urgeva il desiderio di creare un teatro nuovo, di ricerca, se vuole, ma nuovo, diverso, vero. Personalmente non ne ho tratto alcun vantaggio, ma ho visto che molti mi hanno copiato… e mi sono ritirato.

Antonio Annaloro, intervista Dicembre 1989, TIMAClub

Repertorio

Al momento abbiamo documentato soltanto i 72 seguenti titoli delle 90 opere in repertorio.



Franco ALFANO


Salvatore ALLEGRA


Luigi BARONE


Vincenzo BELLINI


Georges BIZET


Arrigo BOITO


Aleksandr BORODIN


Alfredo CASELLA


Alfredo CATALANI


Pjotr Ilich CIAJKOVSKIJ


Francesco CILEA


Vincenzo CINQUE


Gaetano DONIZETTI


Rudolf FRIML e Herbert STOTHART


Giorgio Federico GHEDINI


Umberto GIORDANO


Paul HINDEMITH


Ruggero LEONCAVALLO


Adriano LUALDI


Franco MANNINO


Pietro MASCAGNI


Gian Carlo MENOTTI


Angelo MUSCO jr.


Modest Petrovich MUSORGSKIJ


Jacopo NAPOLI


Salvatore ORLANDO


Arrigo PEDROLLO


Goffredo PETRASSI


Ildebrando PIZZETTI


Amilcare PONCHIELLI


Ennio PORRINO


Serghjej Serghejevich PROKOFIEV


Giacomo PUCCINI


Gioachino ROSSINI


Paolo SALVIUCCI


Richard STRAUSS


Karol SZYMANOWSKI


Giuseppe VERDI


Gottfried VON EINEM


Richard WAGNER


Riccardo ZANDONAI